Cosa vuol dire interpretare la patologia?

Nelle ultime settimane presso il nostro Centro abbiamo riflettuto su un aspetto molto importante della nostra professione, ovvero l’interpretazione della patologia.

Interpretare la patologia vuol dire dare una chiave di lettura a quello che si osserva nella persona con patologia, sulla base di quelle che sono le conoscenze del riabilitatore, la sua teoria di riferimento, la sua esperienza, la relazione che crea tra quello che osserva e ciò che la persona dice.

L’interpretazione della patologia porta ad elaborare un ragionamento riabilitativo che conduce ad una proposta di esercizio per il recupero.

La riflessione si è snodata sul caso clinico di una persona emiplegica destra (ictus emisfero cerebrale sinistro avuto circa un anno prima) arrivata da poco presso NeuroRiab che, durante il cammino, non avanzava a sufficienza con il bacino sul piede destro, arrivando, sul piano sagittale, con il bacino solo fin sopra al tallone, senza riuscire mai a portarlo in avanti fino all’avampiede.

La persona non era consapevole di questa problematica e al contrario affermava di avanzare molto bene con il bacino esattamente come faceva prima dell’ictus. Se in fase valutativa, veniva guidato manualmente ad avanzare un po’ di più con il bacino sul piede, aveva la sensazione di cadere in avanti e tendeva a bloccare l’avanzamento dello stesso in maniera molto decisa.

Precedentemente, prima di giungere presso il nostro Centro, si era ipotizzato che la problematica fosse dovuta ad un blocco anatomico tra anca e bacino, causato probabilmente da un incidente avuto qualche tempo prima o dalla caduta conseguente all’ictus. La persona era stata visitata da diversi specialisti e aveva fatto alcuni esami strumentali che mettevano in luce alcune piccole problematiche artrosiche. Tornando al concetto di interpretazione della patologia, in questo caso, quindi, si presumeva che il mancato avanzamento del bacino fosse causato da una disfunzione di origine meccanica tra anca e bacino.

Presso NeuroRiab si è iniziato a ragionare in maniera differente. Considerando la patologia neurologica della persona, il suo profilo, la relazione tra le sue parole e ciò che manifestava, e soprattutto, tenendo in considerazione la Teoria Neurocognitiva di riferimento, si è ipotizzato che la persona, presentando una importante alterazione della percezione tattile dell’avampiede destro, probabilmente, non avanzava con il bacino su tutta la lunghezza del piede stesso non tanto per una disfunzione meccanica tra anca e bacino, ma proprio perché non sentiva la parte anteriore del piede.

Si è, quindi, proposto, un esercizio di riconoscimento di superfici tattili sull’avampiede destro al fine di mettere la persona nella condizione (per rispondere alla domanda “che superficie è?”) di dover necessariamente ripercepire quella parte del piede. La persona, inizialmente, aveva difficoltà, ma condotta dalla sua terapista, a prestare attenzione all’avampiede e a costruire informazioni tattili attraverso alcuni strumenti neurocognitivi quali il confronto e l’immagine motoria, ha iniziato pian piano a percepire l’avampiede e riconoscere le superfici.

Il risultato è stato che, durante il cammino, la persona ha iniziato ad avanzare con il bacino sul piede destro, arrivando, dopo alcuni giorni, fin sull’avampiede.

Ed è qui che torna il tema dell’interpretazione della patologia. Su una stessa manifestazione clinica, infatti, sono molte le ipotesi che si possono avanzare e che conducono poi ad una differente scelta di trattamento riabilitativo. Certamente la disfunzione meccanica poteva essere plausibile, ma poco si relazionava con quella che era la principale patologia della persona, ovvero l’ictus cerebrale. Ragionando su ciò che avviene a causa di un ictus, ovvero l’alterazione a carico dei processi cognitivi, è stato necessario interpretare la problematica in maniera differente e quindi ipotizzare che il mancato avanzamento del bacino sul piede fosse dovuto ad una alterazione del processo cognitivo della percezione tattile dell’avampiede destro. Risolto questo, la persona sarebbe tornata ad avanzare con il bacino fin sulla punta. E così è stato.

E’ quindi fondamentale tenere sempre presente, in ambito riabilitativo, il tema dell’interpretazione della patologia, perché è da questo tema che si struttura il ragionamento riabilitativo e la proposta di trattamento.

Autore

Daniele De Patre

Daniele De Patre

Il Dott. Daniele De Patre è Dottore Magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie, Dottore in Fisioterapia e Dottore in Scienze Motorie all’Università degli Studi dell’Aquila. Fondatore e Responsabile di NeuroRiab - Centro specialistico di riabilitazione post ictus e patologie neurologiche. È Membro del Comitato Scientifico del Centro Studi di Riabilitazione Neurocognitiva - Villa Miari (VI). È Docente Autorizzato di Riabilitazione Neurocognitiva, Docente a contratto al Master di I livello in Fisioterapia Neurologica dell’Università di Verona e Referente Regionale della Regione Abruzzo del Gruppo di Interesse Specialistico in Fisioterapia Neurologica e Neuroscienze AIFI. Precedentemente Teaching Assistant in Neurorehabilitation presso l’Università del Minnesota negli Stati Uniti. Coautore del libro “Il Dolore Come Problema Riabilitativo” e del libro “La Teoria Neurocognitiva secondo il Confronto tra Azioni, Volume 1” è anche autore di molti articoli pubblicati su riviste specializzate come “Riabilitazione Neurocognitiva” e “Fisioterapia” di AIFI. Relatore a corsi e convegni nazionali ed internazionali, attualmente lavora come responsabile riabilitatore neurocognitivo presso NeuroRiab e come docente in Italia e all’estero, promuovendo corsi di formazione in Riabilitazione Neurologica.

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