L’esperienza di A.M.

C’è una interessante relazione tra la vista e la somestesi (informazioni provenienti dal corpo) nella costruzione dello spazio d’azione.

Da qualche tempo, A.M. emiplegico sinistro, aveva iniziato ad uscire autonomamente fuori casa. Il suo cammino era incerto e lo sguardo era sempre rivolto a terra.

Ogni volta che arrivava alla panchina, nella quale sedeva per riposare, faceva una foto al panorama davanti a sé, per inviarla a familiari ed amici che si complimentavano con lui. Nella foto si vedeva, costantemente, il pavimento della corte sotto casa e nello sfondo un albero tagliato nella sua parte superiore.

A.M. era contento dei suoi importanti progressi nell’azione del cammino e non era consapevole del fatto che le sue foto erano sempre uguali e non inquadravano tutto lo spazio davanti a sé, ma solo ciò che era in basso.

Dopo qualche tempo, è emersa la necessità di camminare senza dover obbligatoriamente guardare a terra. Affermava: “mi sento schiavo degli occhi, non riesco a sentire i miei passi se non guardo a terra”.

Con il terapista ha iniziato a fare esercizi neurocognitivi in cui venivano integrate le informazioni visive con quelle somestesiche.

Giorno dopo giorno, si è manifestata una cosa molto interessante. A.M. ha iniziato a camminare senza dover più rivolgere lo sguardo a terra, ma la cosa sorprendente è stata che anche le sue foto hanno iniziato a cambiare.

Infatti, nelle immagini non si vedeva più unicamente il pavimento in basso e il tronco tagliato, ma iniziavano a fare capolino anche la chioma dell’albero, i tetti delle case, il cielo in alto… E lo spazio che prima era esclusivamente quello in basso iniziava ad aumentare.

A.M. che pian piano, attraverso gli esercizi, ha iniziato a dare senso allo sguardo durante il cammino, uno sguardo che anticipa ed esplora lo spazio circostante nella sua estensione (e non solo quello in basso), ha modificato anche la sua percezione dello spazio costruita visivamente: uno spazio più completo, più esteso, più ampio nel quale agire!

Nelle sue parole “Prima ero costretto a guardare a terra e anche quando ero seduto, non consideravo il resto. Come se non ci fosse. Adesso mi sono accorto che c’è tutto uno spazio nuovo, con il quale posso interagire con il corpo e con la vista”.

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